Sandro e la sua Simonetta

Tutti conosciamo la nascita di Venere di Botticelli, tutti abbiamo osservato, incantati, questo capolavoro, ma vi siete mai chiesti se ci sia stata una musa per uno dei volti più famosi dell’arte?
Nel corso dei secoli uno solo è stato il nome dato a questa fantomatica musa: Simonetta Vespucci, nata Cattaneo.
Lei era la “bella Simonetta”, la “sans par” nella Firenze di metà Quattrocento. Tutti gli uomini erano invaghiti di lei, tutti gli artisti volevano renderle gloria.
Nata nel 1453, andò in sposa, giovanissima, a Marco Vespucci (parente del più noto Amerigo) e giovanissima morì, a soli ventitré anni.
Da quel momento divenne eterna.
Gli artisti videro in lei la personificazione della bellezza. Lo stesso Lorenzo il Magnifico scrisse dei sonetti in sua memoria:
“O chiara stella che co’ raggi tuoi
Togli alle tue vicine stelle il lume,
Perché splendi assai più del tuo costume?
Perché con Febo ancor contender vuoi?
Forse e begli occhi, quali ha tolto a noi
Morte crudel, che omai troppo presume,
Accolti hai in te: adorna del lor nume,
El suo bel carro a Febo chieder puoi.
O questo o nuova stella che tu sia,
Che di splendor novello adorni el cielo,
Chiamata esaudi, nume, e voti nostri:
Leva dello splendor tuo tanto via,
Che agli occhi, c’han d’etterno pianto zelo,
Senz’offension lieta ti mostri”
Bernardo Pulci la descrive come “delizia e zelo” e la paragona a Laura di Petrarca o a Beatrice di Dante.
Poliziano la immaginò come una ninfa in un amore idilliaco con il giovane Giuliano de’ Medici, morto in seguito alla congiura dei Pazzi.
Ma come è arrivata ad essere considerata la musa di Botticelli?
Esistevano dei legami tra la famiglia Vespucci e quella di Sandro. Nel 1464 il padre di Botticelli aveva acquistato una casa nelle vicinanze di quella dei Vespucci e tra le due famiglie esistevano legami di buon vicinato, tra cui anche la commissione di un’opera per la chiesa di Ognissanti.
Non esiste, però, nessun documento che vada a supportare la tesi di Simonetta come musa di Botticelli, nulla che evidenzi che i due si conoscessero neanche.
Una flebile, e alquanto forzata, testimonianza sarebbe da ricavare dalla Vita di Botticelli di Vasari (chi altri se non lui) in cui l’aretino ci informa che nel guardaroba del duca Cosimo ci fossero due teste di donna di profilo, una delle quali sarebbe stata l’amata di Giuliano.
Ci si rende conto subito che è un’arrampicata sugli specchi senza corde di sicurezza.
Io, però, sono un’inguaribile romantica e continuerò a pensare che i quadri di Botticelli siano la dichiarazione al mondo intero del suo amore per Simonetta.
Alla prossima pillola



anche io sono un’inguaribile romantica quindi appoggio la tua tesi!